• Luca Rampazzo

Ombre sul Colle. L'ultima Cartabia di Salvini


Repubblica appare particolarmente ingenerosa con Salvini. Non è vero che gli è esploso il centrodestra in mano. È che, con la classica coda del complesso di Bruto, accoltellato Cesare il Cesaricida è votato ad una fine rapida e ingloriosa. La sua unica speranza di vittoria (che non appariva nemmeno particolarmente difficile da ottenere) era l'elezione di un candidato di centrodestra. Uno a caso, preso dal mazzo. Andava bene anche un assistente parlamentare. E le sue trattative con gli amiconi di sinistra andavano in questa direzione: decidete voi, ma io vi do dei nomi.

Sappiamo come sia finita. Ovviamente, annusato il sangue, la Meloni ha sparigliato lanciando il nome di Crosetto e raddoppiando immediatamente i voti a disposizione. I 58 in più vengono sopratutto da Forza Italia, dove qualcuno sta cominciando a realizzare la portata del tradimento subito da Berlusconi. Con calma, ma non si può avere fretta in certe cose. Questo ha innescato una serie di eventi a valanga che ha portato Salvini a sperare, per non perdere su tutta la linea, in un aiuto da Letta e Conte. Questa furbissima scelta ha prodotto una seconda rosa. Amato (AMATO), Casini, Draghi (che però è là solo perché non mettercelo sarebbe brutto), Belloni (che ha meno possibilità di me al momento) e Cartabia.

Salvini, se vota Casini o Amato (AMATO), perde la coalizione. Oltre a faccia, credibilità e onore. Meloni lo sa e ci spera. Lui non lo sa e procede rapido. La sua unica speranza è il volto mite e sereno di Marta Cartabia. Dovesse spuntarla lei, avremmo la prima presidente donna e lui non avrebbe un presidente di sinistra. Nemmeno di centrodestra, vero, ma non sarebbe Amato (AMATO). Insomma, non perderebbe, pur senza vincere.

Per questo il gatto e la volpe, Letta e Conte, punteranno su Casini, minacciando Amato (AMATO) in caso un parlamento sfiancato fosse pronto ad accettare la qualunque. In tutto questo si confermano le più fosche previsioni per il centrodestra: anche quando ha più voti dell'avversario non porta a casa nulla. Perché, come in molti altri aspetti della vita, non contano le dimensioni, ma come le si sa usare.