• Sasha Rizzo

Un nuovo 2008?

Oggi stiamo per affrontare un duro periodo dal punto di vista economico, per certi aspetti simile al post 2008, pertanto sarebbe utile tentare di non commettere gli stessi errori.

A differenza della crisi di oggi, quella del 2008 (iniziata in realtà nel 2006) scoppiò a causa della bolla immobiliare, la quale fu un terremoto per il mondo della finanza e causò addirittura il fallimento della storica banca d’affari Lehman Brothers, colpendo poi l’economia reale. Il tutto cominciò a causa dei famosi mutui sub-prime (il significativo aumento della loro erogazione iniziò già nel 2003); in sostanza veniva concesso credito a soggetti non in grado di fornire le dovute garanzie. Il motivo era la possibilità per le banche di cartolarizzare e di conseguenza scaricarsi dal rischio di insolvenza dei prenditori di fondi. Come è ovvio che sia, ciò disincentivò la necessità della presenza di solide garanzie. La chiave di tutto era l’emissione di CDO (Collateralized debt obligation). Il CDO è un’obbligazione con un debito a garanzia, un CDO può essere composto da numerosi ABS (Asset backed securities) che a loro volta sono obbligazioni garantite da altrettanti debiti individuali. Come già detto quindi, il grave problema fu la mancata verifica della reale solvibilità dei prenditori di fondi da parte delle banche e la “compiacenza” delle agenzie di rating. Si creò così la bolla immobiliare che ha poi cambiato il mondo.



Tornando al presente, il periodo che verrà dopo questa pandemia sarà da affrontare come una vera e propria rinascita. Questo rende necessario ricordare la crisi del 2008 e tenerne a mente gli insegnamenti.


Il problema principale è che le cause di fondo della crisi finanziaria del 2008 esistono ancora. La risposta a questa crisi fu infatti quella di rinforzare le banche e di consentire alle banche centrali di immettere liquidità in grande quantità, portando i tassi di interesse fin sotto lo zero. Il risultato fu quello di avere un debito più sostenibile (ma anche molto più grande).


Tutto ciò significa che il sistema finanziario è oggi sì più robusto, ma solo per quanto concerne le banche e non per il resto. Ciò emerge anche dalla comparsa di strumenti molto simili ai CDO: i CLO (collateralized loan obligation).



Ma chi è oggi (rischiando di indebitarsi a dismisura) a emettere troppe obbligazioni?


Le imprese di tutto il mondo, ad aggiungere ulteriore preoccupazione inoltre c’è il fatto che molte di queste imprese sono a malapena sopra al livello “junk” (titoli spazzatura). Questa fragilità del sistema potrebbe fare sì che l’intervento delle banche centrali si renderà di nuovo necessario.


Perché tuttavia le imprese hanno abbondato con l’emissione di obbligazioni? Semplicemente per ricomprare sul mercato le proprie azioni e incrementarne di conseguenza il valore, rendendo anche migliori i compensi di manager e azionisti. E’ molto probabile che ciò potrebbe rappresentare un grosso problema in futuro, soprattutto a fronte di crisi come quella che stiamo affrontando a causa del Coronavirus.


Tuttavia il problema da considerare maggiormente, è che dobbiamo adoperarci (sfruttando l’opportunità dataci dalla crisi attuale causata dal Covid) per risolvere definitivamente i problemi del nostro sistema finanziario per non permettere distorsioni economiche come quelle che causarono la crisi del 2008 e che inoltre, rendono naturalmente meno sostenibili quella attuale e eventuali crisi future.


In conclusione, si può dire che le cose da risolvere sono molte, ma prima o poi sarebbe meglio farlo. Altrimenti ogni crisi attuale e futura sarà amplificata e resa più difficile da risolvere a causa di fattori come questi.


Fonti: lavoce.info, Consob.