• Marcello Menni

Grande paura per gli anziani nelle case di riposo.Un messaggio di speranza di “Cultura&Solidarie


“Se ne va in fila indiana tutto il meglio di questo Paese, tutta la storia del ‘900, tutta l’operosità del dopoguerra, ci lasciano quelli del boom economico, della lambretta e della lettera 32.”

Questa triste affermazione è di Giuliana Ceci, infermiera che lavora in una struttura sanitaria di Colorno, sulla sua pagina Facebook.


In Italia sono ospitati in Case di riposo oltre 300mila persone, le più fragili in questo periodo di pandemia per età e condizioni di salute. Sono ospitati in 7mila Residenze Socio Sanitarie da nord a sud dell’Italia, talvolta non in grado di approvvigionarsi anche dei più semplici dispositivi di protezione individuale (mascherine chirurgiche e guanti).


Il risultato è che morti e contagiati si moltiplicano in questi luoghi, anche oltre le statistiche ufficiali: rafforzare le misure di sicurezza è assolutamente necessario considerato che quasi 1

anziano su 3 è ricoverato proprio nelle zone epicentro del virus.


“Nelle RSA si lavora in condizioni estreme, come denuncia l’Unione Europea delle Cooperative. Recuperare mascherine ed indumenti protettivi per il personale è difficoltoso e rappresenta un’emergenza «mortale»” commenta Francesco Vivacqua, Presidente di “Cultura&Solidarietà” a lungo impegnato nella consulenza per il settore. E continua “E’ essenziale dotare di tutti gli strumenti di protezione il personale sanitario per tutelare sia la propria salute che quella degli anziani e dei disabili: il focolaio in una casa di riposo - come dimostra la triste esperienza di questi giorno - può trasformarsi in un dramma per i nonni ricoverati, per i loro parenti e per gli stessi operatori socio sanitari. Pensiamo che non viene loro dato il diritto ad un funerale dignitoso!”.


Ma l’aspetto più grave è che le case di riposo spesso vengono messe in fondo alle priorità della protezione civile e degli altri enti pubblici ci conferma “Cultura&Solidarietà”.


Nella fattispecie si tratta di «dare una mano» alla Istituzione «Protezione Civile» affinchè i nostri Nonni, i nostri Disabili, tutte le persone fragili che, per scelta obbligata, sono ospitati nelle Case di Riposo Italiane ricevano quelle tutele destinate, ex lege o per raziocinio etico- morale, alle persone ad altissimo rischio di soccombere al Coronavirus” dice il Presidente Vivacqua “Pertanto Cultura&Solidarietà con il supporto del Direttore Generale Nadia Mazzon e la responsabile comunicazione Alejandra Bejarano si stanno adoperando per mettere in contatto filantropi, aziende, donatori e benefattori, affidando ad ognuno una Casa di Riposo che provveda a donare quei dispositivi medici di protezione individuali. In alcuni casi non è nemmeno necessario un dono ma basta una consulenza mirata a trovare i fornitori di tali materiali ”.


Nadia Mazzon, Direttore Generale e Francesco Vivacqua Presidente di Cultura&Solidarietà