Un'artista "speciale" testimonia la bellezza del vivere agli studenti del "Della

Giusy Versace: "Lo sport mi ha resa più forte e più consapevole dei miei mezzi. Ho cominciato a correre ben cinque anni dopo il mio incidente, per curiosità, per divertimento e per scommessa"


Caparbietà, fede e spirito agonistico sono e devono essere mezzi per riappropriarsi della cultura di genere: questo è il messaggio lanciato nel corso della manifestazione “Cara donna ti scrivo”. L’evento, a cura dell’associazione “cultura&solidarietà”, si è tenuto venerdì 27 aprile, alle ore 11:00, presso la Casa della Musica, adiacente al liceo “Lucrezia della Valle” di Cosenza. Ospite d’onore, Giusy Versace, atleta para-olimpica, scrittrice-ballerina e conduttrice TV.


Ai microfoni di Parola di Vita, il presidente Francesco Vivacqua ha spiegato le motivazioni che lo hanno spinto a organizzare questo incontro formativo:“questo progetto nasce per trovare un equilibrio nei rapporti di genere, contro ogni forma di violenza. In questo percorso, bisogna soffermarsi sulla capacità di cadere e rialzarsi. Solo una testimonianza come quella della Versace poteva suscitare riflessioni sull’importanza di persistere per trovare la giusta via”.


Nel corso della conferenza, l’assessore Matilde Spadafora Lanzino ha portato i saluti del sindaco e ha ricordato l’impegno di quelle donne e madri che hanno dato un contributo importante nella quotidianità delle famiglie e dei paesi svuotati della manodopera maschile in tempo di guerra.


Successivamente, Giusy Versace ha offerto agli studenti del “Lucrezia della Valle” la sua testimonianza di vita, con un’immediatezza commovente e scevra di retorica.Nonostante abbia perso entrambe le gambe in un incidente sull’autostrada Salerno-Reggio Calabria, Giusy non si è arresa, ma ha continuato a vivere con curiosità e senza lamentarsi o sfiduciarsi e ha scoperto la passione per lo sport che è disciplina, rigore e rispetto di sé e degli altri.


Dopo l’incontro, abbiamo avuto la possibilità di intervistarla, per qualche ulteriore dichiarazione: “Lo sport mi ha resa più forte e più consapevole dei miei mezzi. Ho cominciato a correre ben cinque anni dopo il mio incidente, per curiosità, per divertimento e per scommessa. È stata una grande opportunità e un’occasione per entrare a contatto con gli altri. Nello sport non c’è classismo, c’è solo pura meritocrazia. Le para-Olimpiadi sono la manifestazione sportiva per eccellenza, perché il livello è molto alto. È stata un’esperienza talmente forte che, in quel momento, non ho ben realizzato la portata della gara. La mia famiglia e i miei amici erano più euforici di me. Vivo le mie giornate accompagnata da una grande fede che non si può raccontare per quanto è forte. Nella mia nuova vita vedo un’opportunità, non vedo nelle mie protesi una croce da portarmi dietro. Trasmettere la mia positività alla gente è il mio modo di dire grazie a Dio.”